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Pena di morte


Da alcuni anni mi dedico alla lotta contro la pena di morte.

Ho conosciuto da vicino questa terribile realtà quando ho iniziato la corrispondenza col mio amico Kenneth Foster.

Sapevo che, purtroppo, in molti stati la pena di morte è ancora considerata una forma di “giustizia”, ma non conoscevo le condizioni in cui sono costretti a vivere i detenuti nel braccio della morte. Condizioni che non hanno nulla a che vedere con il rispetto dei diritti umani. Nel braccio della morte viene applicata ogni forma di crudeltà, affinché l’individuo crolli psicologicamente. I detenuti vivono in piccolissime celle, senza alcuna possibilità di contatto umano, subiscono ingiustizie di ogni tipo e possono solo scrivere, leggere o ascoltare la radio. Se penso che questo si protrae per anni e anni, con poche speranze di salvezza, nell’attesa che qualcuno decida un giorno quando lo stato potrà compiere la sua vendetta, mi riesce difficile capire come queste persone siano in gradi di mantenere un equilibrio psicologico. Eppure noto in Kenneth e negli altri amici, a cui scrivo, una forza interiore e un atteggiamento positivo che meritano tutta la mia ammirazione.

E’ difficile accettare che nel 2010 si uccida ancora in nome della “giustizia”. La pena di morte è un omicidio e, come tale, non può essere chiamato “giustizia”.

Sono stata nel braccio della morte, a trovare i miei amici, qualche mese fa. E’ stata un’esperienza che ha scavato un solco nel mio animo.

In questa parte del mio sito voglio far conoscere questa realtà terrificante, nella speranza che saremo sempre più numerosi a lottare contro questa barbarie.